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Quattrodita


ftiayu Na'Vi
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Ecco una nuova storia ambientata nell'universo di Avatar, qualsiasi commento lo potrete fare nella discussione "commenti di "Quattrodita""

Spero che vi piaccia

 

 

Pandora.

Ne sentivo parlare da quando ero bambino. Ero cresciuto credendola il paradiso: fiumi, mari, colline, pianure, monti, prati, alberi, animali; tutto perfettamente pulito, tutto completamente vivo, incontaminato.

Ero cresciuto convinto che da là, 4 milioni e mezzo di anni luce dalla terra, mia madre mi osservasse e mi proteggesse. Ero convinto che quando sarebbe venuta la mia ora avrei preso un’astronave per raggiungerla, per vivere per sempre con lei, i miei nonni, e tutti gli altri parenti in quel paradiso terrestre che era il premio delle sofferenze della vita terrena. Ogni tanto arrivavano foto dioperagli sorridenti, che dopo il lavoro si facevano una bella passeggiata nellaforesta per poi andare a mangiare con ogni ben di Dio in compagni degli amici.La TV trasmetteva queste allegre immagini pubblicizzando il lavoro sul nuovo pianeta: “Vieni su Pandora, il paradiso dell’umanità”. Non mi chiesi mai che cosa ci facessero dei minatori in paradiso. Senza nessun insegnamento dicatechismo, mi immaginavo il diavolo come un’enorme ibrido fra un uomo e ungatto, interamente blu e con le orecchie a punta, che si divertiva insieme ai suoi simili a scagliare frecce contro gli umani per riportarli nell'inferno terrestre. Questo era quello che pensavo, questo era quello che la RDA ci aveva insegnato.

 

Pandora, il sogno di tutta una vita, della mia vecchia vita.

 

Ma ogni volta che mettevo il piede fuori di casa tornavo coi piedi per terra.

Grigio.Tutto era grigio.

Ilcielo, le case, la terra, le persone, erano grigie.

Tutto era una continua discarica, una fabbrica, un grattacielo squadrato e rigorosamente grigio.

E questo rafforzava ancora di più la mia idea che Pandora fosse il paradiso, ed ignoravo completamente che una volta la Terra era stata come Pandora.

Così, camminando fra gli scarichi e i gas nocivi della mia metropoli, con le falsevoci gioiose e piene di vita degli altoparlanti e dei maxi ologrammi pubblicitari sui palazzi, decisi che me ne volevo andare da quel mondo in rovina, decisi che avrei realizzato il mio sogno.

 

Ripensavo alla mia infanzia mentre scrutavo la Terra chesi faceva sempre più piccola dal finestrino dello Shuttle.

«Eccomi qua…» sussurrai. Mi ero immaginato la mia partenza come qualcosa di colossale,di importante, immaginavo che avrei provato un’emozione senza fine, che quasisarei svenuto, invece, tutto era successo in un lampo: non avevo nessuno da salutare, mentre i miei compagni di viaggio si tuffavano in abbracci e baci, insaluti e pianti. Mi ero sistemato gli occhiali e avevo scrutato per un’ultima volta l’orizzonte, non ero riuscito a definirlo, cielo e terra avevano quasi lo stesso colore. Da quando ero bambino, nulla era cambiato, nulla mi aveva fatto ripensare a lasciare la Terra, il grigiore si era fatto solo più intenso. Mi ero girato con decisione, avevo salito la scaletta con passi leggeri, sentendomi ad ogni scalino sempre più lontano da casa, e sempre più vicino a Pandora.

«Benvenuto sullo Shuttle Valkiria, signore.» Un’hostess mi sorrideva con aria ingenua; avevo ricambiato con un sorriso altrettanto falso e mi ero diretto velocemente verso uno dei posti in fondo, verso il finestrino.

 

«Eccomi qua…»

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